HEMMANUEL SEMILIA

Scultore | Ritrattista | Palermo

 

Hemmanuel Semilia


Nasce a s. Cataldo (CL) nel 1976.


Incoraggiato da S.S. Papa Giovanni Paolo II e dallo scultore basco Eduardo Chillida nel proseguire gli studi artistici con motivato impegno, ha terminato il ciclo scolastico col massimo dei voti presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, conseguendo anche l’abilitazione all’insegnamento di discipline plastiche.


L’esperienza artistica dello scultore Hemmanuel Semilia ha inizio nel momento in cui la frequentazione con la pratica del disegno, gli consente di accedere ad una possibilità di sguardo sulla realtà delle cose esistenti, quali visiones  agostiniane cioè immagini viventi ed espressive.


Da qui sorge l’interesse per la corporeità umana che si realizza in una scelta di ritrattistica, attenta a dar conto del vero rappresentato, non nel senso naturalistico ma contemplativo, in un faccia a faccia tra scultore e modello, dal quale erompe tutta la forza del Volto dell’Altro di levinassiana memoria.


“Il volto è una presenza viva, la cui manifestazione è già discorso […] chi si manifesta in ogni istante disfa la forma che offre, questo modo di disfare la forma adeguata è significare.


Il senso non si produce come un’essenza ideale, è detto e insegnato dalla presenza, presenza imprevista e che quindi  insegna proprio la sua novità” (Levinas,Totalità ed Infinito).


Nasce allora, non inattesa a tal punto, l’attitudine di Semilia ad un linguaggio formale che dà peculiarità ai suoi volti scolpiti, quali volti silenti, volti che narrano perché interroganti.


Parimenti si va imponendo, per il nostro artista, l’urgenza di trattare le sue opere accostandosi alla materia da plasmare, ponendola non sotto il segno di un atto oggettivante,bensì ricorrendo sempre al modo della relazione.


Semilia non ama parlare di oggetti neppure di oggetti d’arte né tanto meno dello stile suo proprio quale scultore, semmai di una poetica in cui è la realtà stessa a dettare il metodo.


Ciò gli consente di rifuggire da una com-prensione, da un possesso della materia-oggetto, per approdare ad un procedere musicale fatto di rapporti tra le parti segnati come da una melodia, laddove musica e scultura si incontrino nella loro attitudine a riconnettere pieni e vuoti, nei loro movimenti fatti di armonie e contrasti.


Maestra, ci soccorre la filosofa andalusa Maria Zambrano, la quale nelle sue “Note di un metodo”, lascia non annotazioni logiche ma tratta il pensiero, rintracciandolo nella sua discontinuità, come note nel senso musicale, nell’andare e venire piuttosto che in sistema concettuale chiuso, quale del resto è il sapere della vita.


Semilia fa suonare e risuonare note scolpite, tratte da antiche partiture gregoriane, nella sua produzione “Canti”,  che sembrano doppiare nella loro forma frastagliata le cime dei monti, elementi della natura da lui specialmente prediletti, perché punto di contatto tra terra e cielo, i quali a suo dire:”Fanno venir voglia di salire in cima, respirare e gridare”, facendo così esperienza di quella eco che rimanda, ri-suona e così dà voce a ciò che è percepibile fuori e dentro di sé allo stesso tempo.


Canti  vecchi e melodie inaudite come quelle degli uccelli appesi al filo spinato, concepito come una battuta musicale nell’opera “Canticum novum”,  prigionia e libertà si uniscono rimanendo al confine di una linea che come tale divide ed unisce.


La produzione del nostro artista si fa quindi più matura e recente nella raccolta “Passaggi”, dove viene sviluppata con coraggio tutta la forza di questo concetto di limite, come stato nel quale il rappresentato ruota intorno alla forza espressiva di due figure umane rintracciabili come distinte ma mai separate, l’una avvinta all’altra, l’una sull’altra, l’una inconcepibile senza l’altra, quasi che ne fuoriesca come due in unica carne.


Torna tutta la cogenza della corporeità di cui dicevamo all’inizio, mai indulgente a stilizzazioni, mai accennata, poiché nel corpo si conserva tutta la storia e la memoria di un percorso umano, è il sapere incancellabile ed ineludibile della passività attiva di ogni vita che accetta la sfida di una ri-nascita continua.


Alcune sue opere sono state collocate in piazze, chiese, caserme e conventi. Ha esposto presso il Museo Sant’Angelo di Brolo (Messina), la Galleria Civica Sciortino di Monreale (Palermo), il Palazzo Vaticano Maffei Marescotti (Roma), nella Città Vecchia a Locarno (Svizzera), presso lo Spazio Zero ai Cantieri Culturali alla Zisa (Palermo), l’Ex Convento Gesuitico della Vignicella (Palermo), ha vinto il secondo premio nazionale della IV Biennale d’Arte (Salerno) ed ha ideato e realizzato lo spettacolo “Vers la flamme” presso lo Spazio Zero ai Cantieri Culturali alla Zisa (Palermo), collaborando anche con compositore, danzatrice e pianista.


Vive e lavora a Palermo.